Sant’Antonio da Padova

Il termine che meglio descrive l’uomo del III millennio è l’individualismo libertario. Esso presenta  un modello di uomo che esalta l’ideale egoistico, per cui solo l’individuo può dare valore alle cose e alle relazioni.

Solo l’uomo decide ciò che è bene e ciò che è male.

Da ciò ne consegue il rifiuto di ogni concretezza della natura umana a favore di una radicale autonomia. La morale non è più la libera adesione alla verità del bene e del male, ma semplicemente cosa voglio essere.

Il “cogito ergo sum” si è modificato in “voglio dunque sono”, che nega la validità del bene comune, perché l’idea di comune implica una limitazione per alcuni individui e cancella ogni possibile affidamento ad altri o Altro.

Portogallo, 1195.

A Lisbona, in una agiata famiglia della città, nasce Fernando Martins de Bulhoes. Ancora adolescente entra nel monastero suburbano di S. Vincenzo e due anni dopo si trasferisce nel monastero agostiniano di S. Croce in Coimbra, celebre centro di cultura ecclesiastica. Rimane nove anni, nei quali approfondisce e studia con impegno la sacra Scrittura, manifestando straordinarie capacità e viene ordinato sacerdote.

Nel 1220, un episodio, cambierà la sua vita.

Il 16 gennaio, cinque frati missionari vengono uccisi in Marocco. La fama di santità si diffonde nel regno e spinge anche Fernando a entrare nel convento dei frati minori di S. Antonio de Olivas e a partire per il Marocco, cambiando il suo nome in Antonio.

Una grave malattia lo riporta, quasi subito, verso casa. Nel viaggio di ritorno una tempesta spinge la nave verso la Sicilia. Sbarcato, ha notizia del capitolo convocato alla Porziuncola di Assisi e si incammina per partecipare. Al termine, umilmente, si mette sotto la guida di fra Graziano dichiarando di non voler conoscere, bramare e abbracciare che Cristo crocifisso.

Si dedica alla preghiera e alla conoscenza della Regola francescana e durante un’ordinazione sacerdotale viene chiamato dai suoi confratelli a predicare e così viene scoperta la sua formidabile capacità nel predicare.

Inizia così la sua instancabile attività di predicatore per città, villaggi e campagne con innumerevoli conversioni di eretici. Predica, suscitando una grande ammirazione, anche di fronte al Papa e a molti cardinali.

Famosi saranno i suoi Sermoni e altrettanto grande la sua fama di taumaturgo. Innumerevoli i miracoli attribuiti a S. Antonio.

Muore il 13 giugno 1231 e, appena un anno dopo, Papa Gregorio IX lo dichiara santo.

La sua grande umiltà lo spinse a sottomettersi alla Regola e a non manifestare le sue grandi capacità oratorie finché non venne chiamato come sacerdote per celebrare un’ordinazione.

Ed è proprio la sua grande umiltà, l’insegnamento che lascia a noi che vogliamo per essere.

Antonio pur essendo pronto per Dio, ha atteso, con pazienza e nel nascondimento, la sua chiamata e in pochissimi anni ha dato frutti in abbondanza, in conversioni e guarigioni senza volere a tutti i costi per essere.

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