Santa Maria Goretti

Una vicenda drammatica, che anticipa di un secolo la tragedia delle donne del XXI secolo, è proprio quella vissuta da Maria Goretti.

Eppure com’è difficile, oggi, pronunciarne il nome senza subire qualche sorrisetto ironico.

In questa società così pervasa dalla trasgressione, in cui ogni messaggio televisivo e ogni pagina di giornale porta un invito ad un uso distorto della libertà, rischiamo di cadere nella frenesia di voler esaudire ogni nostro istinto. Accecati dall’immediato non vediamo l’oltre e ci perdiamo nelle paludi di una vita priva di significato.

Tra le paludi, questa volta vere, viveva una giovane ragazza.

Prima di cinque fratelli, era nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, nel 1890.

Il padre Luigi, spinto dal disperato bisogno di lavorare, si trasferì con la famiglia a Ferriere di  Conca, nell’Agro Pontino, presso Nettuno, in un cascinale infestato da zanzare  e malaria.

Pochi anni dopo cadde egli stesso vittima di quell’aria malsana.

Maria aveva solo dieci anni e a lei toccò la cura dei fratellini e dei piccoli della famiglia Serenelli, che abitava vicino a loro, mentre la mamma lavorava nei pochi campi strappati alle paludi.

A dodici anni, Maria, fece la prima comunione. La vita di sacrificio che conduceva l’aveva fatta maturare nel fisico e nello spirito.

Il figlio più grande della famiglia Serenelli, Alessandro, che abitava vicino, aveva iniziato a tormentarla con proposte inaccettabili a cui erano seguite anche delle minacce. Il rifiuto deciso di Maria aveva fatto sì che il giovane Alessandro, reso cieco e sordo dal desiderio, si era deciso a passare alle vie di fatto.

Un pomeriggio assolato di luglio, Alessandro, entrò nella cucina di Maria, armato di coltello e, al definitivo rifiuto di lei, la colpì con quattordici coltellate.

Maria morì il giorno dopo all’ospedale di Nettuno pronunciando quelle parole che avrebbero generato il miracolo della conversione del suo assassino: “Per amore di Gesù gli perdono e voglio che venga con me in paradiso”.

Folgorato da un sogno, in cui la vide offrirgli un fiore, Alessandro Serenelli, in carcere da molti anni, ne fu illuminato e, ottenuta la grazia nel 1929, convertito, visse come giardiniere in un convento di frati cappuccini fino a novant’anni.

Nel 1950 fu a fianco della madre di Maria alla canonizzazione a opera del papa Pio XII.

“Non si osa più offendere chi perdona sempre”, scriveva A.d’Houdetot.

L’ arma più efficace per salvare una vita dal Male è il perdono.

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