San Marco

Passando per Venezia si rimane colpiti dall’imponenza della Basilica di San Marco, suo principale luogo architettonico. Ma la basilica è importante anche per il corpo di San Marco, ritrovato presso Alessandria d’Egitto da parte di due mercanti veneziani nell’829 e traslato in essa.

Di san Marco, però, non sappiamo molto.

Non ci sono grossi motivi per dubitare che si tratti di Giovanni Marco, personaggio più volte menzionato nel Nuovo Testamento.

Secondo Atti 12,12, la madre di Marco, Maria, era benestante e possedeva una casa spaziosa nella quale aveva accolto Pietro, dopo che era stato liberato dalla prigione.

Marco aveva due nomi. L’ebraico Giovanni e un soprannome greco-latino Markos-Marcus.

Questo fa pensare che la sua famiglia intrattenesse rapporti anche con il mondo greco-romano.

Giovanni Marco accompagnò Paolo e il cugino Barnaba nel loro primo viaggio missionario.

Dopo un dissidio con Paolo, Marco tornò a Gerusalemme e lì si unì a Pietro che lo cita nella sua prima lettera, (5,13): “Vi saluta la comunità … e anche Marco, mio figlio”.

Di questa amicizia e collaborazione con Pietro parla anche Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica (II, 39,15) riportando una notizia di un certo Giovanni il presbitero, trasmessa da Papia nel 130 d.C. : “Diceva il presbitero: Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse esattamente, ma non in modo ordinato, quanto si ricordò delle cose o pronunciate o operate dal Signore. Egli non udì il Signore e non fu al seguito di Lui, bensì di Pietro”.

È una notizia antica e rispettabile che tuttavia non siamo in grado di verificare completamente, ma indica la nascita del suo vangelo.

Gli studiosi sono quasi tutti concordi nell’indicare il vangelo di Marco come il primo vangelo, scritto intorno al 60 d.C.

Ma se Marco è l’inventore del genere vangelo, dobbiamo chiederci perché lo ha scritto e cosa lo ha spinto a farlo.

Sicuramente, dopo la risurrezione, la storia di Gesù era al centro di ogni discussione nella comunità cristiana, ma erano dei racconti frammentari.

Marco unisce i molti racconti sulle parole, miracoli, parabole, passione, morte e risurrezione, e presenta l’insieme della storia di Gesù nel suo svolgersi. Ordina le testimonianze su Gesù secondo uno schema storico-salvifico.

Questa storia, secondo Marco, va letta e valutata a partire da un centro: la Croce-risurrezione.

Si avvertiva il rischio, in questi primi anni dopo la risurrezione di Gesù, di proporre una cristologia della gloria a scapito della Croce.

L’unico grande interrogativo di Marco nel suo vangelo sarà: chi è Gesù?

E Marco, intelligentemente, racconta la storia di Gesù sul filo di un contrasto: una manifestazione della potenza di Dio, i miracoli, e una sconcertante debolezza, i miracoli provocano dissenso.

Soprattutto, questi gesti di potenza, diminuiscono e spariscono avvicinandosi alla Croce.

Una potenza per dire che Gesù è il Figlio di Dio, ma una debolezza che dice quale Figlio di Dio.

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