SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

Mentre le nostre vite scorrono nel secolo della massima autoaffermazione di sé: io sono quello che voglio, e quando non riesco a dirlo con le parole e i fatti lo incido addirittura sulla pelle, nel 1786 a Dardilly in Francia, nasceva Giovanni Maria Battista Vianney.

Chi avrebbe mai immaginato che questo ragazzo di campagna, umile prete tardivo e senza cultura, sarebbe diventato il “curato d’Ars”, “modello di tutti i sacerdoti”.

Giovanni imparò a leggere a diciott’anni, quando ottenne il permesso dal padre di seguire la sua vocazione.

L’abate Balley s’incaricò di preparalo senza sospettare quanto faticoso sarebbe stato.

Giovanni era totalmente negato per il latino e per giorni, mesi, anni cercò di imparare quella lingua astrusa senza riuscirci mai del tutto.

Nel frattempo venne chiamato alle armi ma, una provvidenziale malattia, lo liberò dal dover seguire Napoleone.

Dopo un periodo di nascondimento sulle montagne riuscì a entrare  in seminario e ricominciò con la tortura del latino. Non riuscendo a superare gli esami dovette lasciare il seminario, ma l’abate Balley, che aveva visto bene in lui, riuscì a farlo ordinare prete, grazie alla penuria di sacerdoti.

Alla morte dell’abate Balley, fu nominato curato d’Ars, un paesino di 230 anime, a 35 chilometri da Lione.

Entrò nel paesino in punta di piedi e si limitò all’inizio a pregare, ma la curiosità dei suoi parrocchiani li spinse ad entrare in chiesa per conoscere quel prete così discreto. Ma appena entravano nel confessionale la loro vita cambiava.

Proprio lui, che non era mai stato un oratore, ora era in grado di dire le parole giuste per ogni persona che si avvicinava, donando la guarigione. E le anime dei contadini di Ars incominciarono davvero a guarire: il loro curato leggeva nei loro cuori, rendeva la fede a chi l’aveva perduta, convertiva peccatori  e trasmetteva la pace di Dio.

Ben presto migliaia di penitenti si misero un coda al suo confessionale. A partire dal 1830 ne vennero calcolati 100000 all’anno, costringendolo a passare fino a diciotto ore al giorno  nel confessionale.

Lui, intanto, si nutriva solo di patate fredde e pane secco, dormendo su un tavolo privo di materasso.

Nonostante si considerasse un incapace e chiedesse di continuo il permesso di ritirarsi in un monastero, i suoi superiori non glielo concessero e così, il miracolo della sua parola, continuò fino alla morte, che avvenne il 4 agosto 1857.

È proprio vero che lo Spirito di Dio non ha bisogno di dotti studi o opere erudite per manifestarsi, ma quello che cerca e che rende un uomo veramente grande è la sua umiltà e la sua volontà di seguirlo.

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