Mt. 13,24-30

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.

Mt. 13,24-30

Gesù stesso spiega i significati della parabola in alcuni versetti successivi (37-42). Il Figlio dell’uomo, buon seminatore, semina il buon seme con abbondanza e senza logica produttiva: non lo getta soltanto nel terreno buono, ma ovunque (v. anche Mc 4,1-12). Come spiegare l’esistenza della zizzania accanto al grano? Esiste un cattivo seminatore, che semina il cattivo seme: un vero nemico. Il primo insegnamento della parabola di oggi, dunque, riguarda l’origine del grano e cioè l’amore fecondo di Dio. Il secondo insegnamento riguarda l’esistenza di un nemico che semina zizzania: il diavolo. A seguire ci sono altri insegnamenti, in particolare l’indicazione di come comportarsi di fronte alla zizzania: non la si deve estirpare frettolosamente, come i servi vorrebbero fare, ma si deve attendere il tempo della mietitura e comunque saranno i mietitori ad occuparsene e cioè gli angeli.

Nel II secolo d.C., alcuni filosofi cristiani osarono scrivere che prima dell’Incarnazione il buon seme non fu raccolto soltanto dalla fede del popolo ebraico, ma anche dai grandi filosofi e legislatori greci. Per quanto imperfette, le proposte religiose degli Ebrei, le riflessioni di Socrate, Eraclito, ecc… e le leggi di Solone, ecc… rappresentavano autentici semi di verità, poiché gettati dal Verbo divino. Il concilio Vaticano II osò scrivere che semi di verità sono presenti nelle grandi religioni non cristiane, ponendo così una base filosofica, ma anche teologica, per il dialogo interreligioso. Recentemente, papa Francesco ha osato scrivere che ci sono semi di verità anche in situazioni di vita definite “imperfette” (v. Amoris laetitia 76-79), come le unioni civili o le famiglie ferite.

Nel secondo secolo nacque il dialogo con la filosofia. Nonostante ci fossero alcuni intellettuali cristiani diffidenti che temevano che la filosofia potesse generare un pensiero cristiano distorto (eresia), la linea prevalente fu quella dell’apertura, per quanto prudente, al dialogo. Qualcosa di simile avvenne una cinquantina di anni fa, quando la chiesa cattolica si aprì al dialogo con le altre religioni. Papa Francesco ci sta dicendo: se è stato possibile fin dai primi secoli confrontarci in modo costruttivo con la filosofia e nei tempi recenti con le altre religioni, partendo dalla “teologia dei semi del Verbo”, perché non dovremmo oggi dialogare, anzi, integrare nella chiesa chi, essendo cristiano, vive in situazioni “imperfette” ma desidera essere accolto?

Tra il IV e il V secolo, alcuni cristiani vollero escludere i fedeli e i preti considerati impuri perché peccatori, cercando di fondare una chiesa fatta di persone perfette: la chiesa dei santi. Sant’Agostino ricorse alle parabole del regno: non possiamo selezionare noi! Ci sono grano e zizzania, pesci buoni e pesci cattivi, ma non sta a noi espellere gli imperfetti, anzi, è un’eresia il volerlo fare! Usò anche l’ironia scrivendo che a volte i pesci sono particolarmente puzzolenti, ma dobbiamo saper sopportare… Guai a noi se volessimo selezionare i puri: cadremmo in una forma inaudita di superbia nel pensarci perfetti e nel metterci nei panni di Dio come giudici. Il nostro compito è l’accoglienza, ma dobbiamo difenderci dalla zizzania che può entrare nel nostro cuore e portare all’eresia della divisione.

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