Il segreto della vita

La giornata è composta di novantasei quarti d’ora. Per nutrire la mia anima dedico un quarto d’ora al giorno alla meditazione. Riservo i restanti novantacinque quarti d’ora per il sonno e la vita sociale.

Tanti non conoscono più la meditazione e neppure l’esame di coscienza. Un mio giovane amico mi ha chiesto se entrambe assomigliano alla contemplazione orientale che è di moda oggi. Pieno di gioia, si è reso conto che anche lui, avendo già ricevuto il battesimo nella Chiesa Cattolica, può meditare e seguire la via del Vangelo del maestro Gesù Cristo.

 Stamattina ho pregato con le parole di Madre Teresa di Calcutta: “ Signore, quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare”.

Ho vissuto quindici minuti molto ricchi.

Ho meditato sulla nostra vita che dipende dagli altri: chi ci ha costruito la casa, chi ci sforna il pane, chi guida il bus che ci porta al lavoro o a scuola…

Ciò che siamo oggi dipende da chi ci ha preceduto: i genitori, ma anche chi ha inventato lo smartphone…

Siamo vulnerabili e fragili: a volte un semplice raffreddore o una linea di febbre ci fa star male. Infine non possiamo essere felici da soli.

Mi è stato d’aiuto il racconto della principessa di Arnaldo Pangrazzi, di seguito trascritto.

E’ una parabola che spiega come guarire quando il nostro cuore è ferito. Il miracolo avviene tutte le volte che viviamo un momento faticoso e ci apriamo agli altri. Molte persone non guariscono perché rimangono chiuse nel loro profondo dispiacere.

Ci apriamo alla vita e alla speranza e risvegliamo il nostro cuore assopito quando riversiamo l’affetto su una persona bisognosa. E’ questo il messaggio di speranza contenuto nel racconto che segue.

Ci conferma quanto è importante uscire da se stessi per donare il proprio affetto a qualcuno che ha bisogno di noi. Il dolore si cura donandosi agli altri. Alleviare la tristezza di qualcun altro ci permette di ricevere più di quanto abbiamo dato.

“C’era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza, straordinaria intelligenza e sensibilità.

 La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Pur avendo tutto, non era felice. Spesso la tristezza faceva capolino nel suo cuore.

“ Hai tutto ciò che una figlia del re può desiderare!”, continuava a ricordargli il padre. Ma ciò non faceva che acuire la tristezza nel cuore della principessa.

Perché, pur avendo tutto, non era felice?

 Aveva bellezza, intelligenza, ricchezza, schiere di spasimanti pronti a qualsiasi cosa per ottenere il suo amore, eppure ciò non bastava a renderla felice.

 Molti medici avevano tentato di curarla. “E’ il mal di vivere”, sentenziarono.

“Ho il mal di vivere”, pensava la principessa. “Ma cosa vuol dire e come posso guarire?”.

 Queste domande senza risposte non facevano che accrescere in lei la tristezza.

Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita.

Il vecchio diede alla giovane un cesto di vimini, chiuso da un coperchio, e disse: “Prendilo e abbine cura. Ti guarirà”.

Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente.

Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia , ancor più miserabile e sofferente di lei.

 La principessa lasciò crescere la tenerezza e la compassione nel suo cuore.

Nonostante la sua tristezza, decise di mettere in pratica il consiglio del vecchio saggio, prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo.

 Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino.

 Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche quando tutto questo gli costava una fatica intensa e dolorosa.

Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare.

La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo.

Piena di stupore, si rese conto che l’amore con cui aveva curato il bambino, misteriosamente e senza accorgersene, aveva guarito anche lei”.

 

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