Il giorno della Memoria

In questi giorni, alcuni ragazzi delle scuole superiori, stanno partendo con il Treno della Memoria, verso la Polonia, per visitare i campi di concentramento nazisti, nei giorni del ricordo della tragedia degli ebrei. Un lungo viaggio verso i sentieri della Memoria europea ripercorrendo i sentieri dell’Olocausto del popolo ebraico.

Riflettere sul passato è un’ottima via per costruire il futuro. Anche se terribili, non dovremo mai cancellare dai nostri occhi le immagini che ci vengono proposte in questi giorni da quelle “fabbriche di morte”. E perché questi fatti non si ripetano è importante ricordare, ma è soprattutto necessario, in certi momenti, alzare la voce, sentirsi responsabili di quello che capita intorno a noi. Ogni uomo sulla terra ci è affidato e noi ne siamo responsabili.

“Dov’è Abele, tuo fratello?” (Gen 4,9).

Martin Niemoller, teologo e pastore protestante, era stato un comandante di U-Boot nella Prima Guerra Mondiale, decorato con la Croce di Ferro.

Agli inizi del nazismo si schierò convinto dalla sua parte, ma dal 1934 iniziò ad opporsi. Le sue amicizie importanti gli permisero per qualche anno di poter criticare il regime senza grosse conseguenze, ma nel 1937 venne arrestato dalla Gestapo, su ordine di Hitler, per un suo sermone non gradito.

Venne internato nei campi di concentramento, tra cui anche Dachau, e vi rimase per otto anni. Sopravvissuto potè diventare una voce importante per la riflessione del popolo tedesco dopo l’esperienza del nazismo.

Famosa è la sua poesia, Prima vennero…. Un vero e proprio manifesto contro l’apatia e l’indifferenza, che è forse la malattia mortale in cui si dibatte la nostra umanità.

Martin Niemoller

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto zitto,, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Poi rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla, perché non ero socialdemocratico.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto più nessuno a protestare.

Martin Niemoller

Prima di diventare una poesia, forse era stato un sermone con cui Niemoller rifletteva sull’inattività degli intellettuali tedeschi di fronte all’ascesa dei nazisti e alle loro attività.

Riflessione che tocca anche noi quando voltiamo lo sguardo, con mille giustificazioni, di fronte alle persecuzioni religiose, razziali, politiche che riempiono le pagine dei nostri giornali e ci richiama alla responsabilità che abbiamo di fronte ad ogni uomo che soffre.

“Dov’è Abele, tuo fratello?” (Gen 4,9).

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