Carpe diem

Nella via in cui abito, sul frontale di una casa, vi è disegnata una meridiana con la scritta: Carpe diem, cogli l’attimo.

Nella cultura di oggi la frase significa “approfitta dei piaceri che il presente ti offre senza considerare nessun condizionamento”.

Orazio, il poeta latino, autore della bell’espressione, c’invita invece a porre in primo piano la libertà dell’uomo nel gestire la propria vita. Ci propone d’essere responsabili del proprio tempo. L’esistenza è breve e precaria. Allora desidera dare dignità all’uomo. Ci parla della rassegnazione nell’accettare la morte e i propri limiti. Suggerisce infine di dare valore a ciò che abbiamo, liberandoci dalle ambizioni che provocano affanni.

Per me la frase del poeta latino assume un significato diverso. La vivo come preghiera continua. Oramai anziano, percepisco con maggior intensità che il tempo è breve. Il mio “cogli l’attimo” sì concretezza nel vivere unito al mio Maestro Gesù di Nazareth. Nei miei 86.400 attimi quotidiani intavolo con Lui un continuo dialogo in una relazione d’amore che con alti e bassi, cresce.

Quando divento “uno” con il Signore, ho i suoi stessi sentimenti e i suoi stessi pensieri. Il dialogo in questa relazione è la preghiera. Vi sono vari tipi di dialogo. Ciò che succede nella giornata fa sorgere la preghiera adatta. Silenzio, parla Lui.  Poi la lode, la gratitudine, il ravvedimento, le richieste…

Il tempo appartiene a Dio, non è nostro. E’ il dono più grande che abbiamo tra le mani. Ma lo sciupiamo con grande ingenuità, vivendo nell’abitudine.

C’è una soluzione che ci aiuta a non dissipare questo tesoro?

L’unione continua con Dio santifica il nostro tempo, lo salva dalla dissipazione e lo custodisce.

Come può avvenire l’unione con Lui?  

Entrando in dialogo attraverso la preghiera. Quando una persona è ben unita a Dio emana luce al mondo. Luce che riesco ad intravedere in tante persone.

Discorro con Dio di continuo. E, se mi distraggo, ricomincio sempre daccapo.

Di cosa parlo col Signore?

Di tutto. Gioie, dolori, difficoltà, persone, cose, creato…

Importante cominciare dal primo mattino, esponendo le necessità, i sogni e i desideri. Nel modo più semplice possibile senza usare nessun tipo di schema prestabilito. Già solo questo produce pace e gioia interiore.

Con Dio, mio amico, agisco con molta semplicità. Chiedo il suo aiuto in tutte le cose man mano che si presenta una difficoltà lungo il corso del giorno.

Quando sono davanti ad un problema e non ho una soluzione immediata dico: “Signore io desidero fare la tua volontà. Ispirami. Pensaci tu. E’ affare tuo”.

Mi alleno a chiedere il suo aiuto. Mi sento contento in ogni piccolo lavoro. Ogni piccola cosa la faccio per amore suo.

Davanti alle difficoltà tengo lontano la rabbia che rende pesante la mia vita e quella degli altri. Vivo con il pensiero immerso in Lui. Gli confido ogni fatica senza fare drammi. Imparo ad affrontare nella pace le difficoltà, immergendole in Dio, aprendomi a lui con la semplicità di un bambino.

Se penso di fare tutto da solo, autonomamente, e disconnesso da Dio, i miei comportamenti spesso generano insoddisfazioni e perdita di tempo.

Aprendomi a Lui con umiltà e confidenza, tutto diventa più armonioso.

La giornata si riempie di continui approdi d’intimità con Lui.

Gesù mi fa sentire a casa e mi chiama a crescere verso l’amicizia con Lui e tra noi.

Abbiamo i nostri desideri, ancora abbozzati, che hanno bisogno di pazienza e di tempo per prendere forma.

Abbiamo tante cose di cui essere riconoscenti, e tante su cui chiedere la sapienza e la guida dello Spirito.

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